
Se stai leggendo questo articolo è perché per qualche motivo lo yoga ti interessa. Se questo succede, le cose sono due: 1) lo pratichi e sei curioso di saperne di più 2) non lo pratichi e stai cercando di capire se è un’attività che fa per te. Ci sarebbe anche l’opzione numero 3) ovvero che sei finito qui per sbaglio ma stai comunque leggendo quello che scrivo. In ogni caso, lo yoga è entrato nella tua vita e visto che stai qui, ti racconto come è entrato nella mia.
Al momento in cui scrivo ho 45 anni e sono in discretissima salute (sorvolo sul fatto che ho appena subito 2 interventi ma giuro che era manutenzione straordinaria non dipendente dal mio stato generale di salute, che fortunatamente è più che buona). Comunque, quando ne ho compiuti 30 ho avuto un tracollo generale. C’è un momento nella vita di ciascuno di noi nel quale percepiamo che il nostro corpo è soggetto alle leggi del tempo, per qualcuno arriva prima, per qualcuno dopo, per me sono stati i 30 anni. Ho visto le prime rughe, e vabbè. Ma nel 2009, ovvero ben 14 anni fa (mi sto facendo i conti, avevo quindi 31 anni), durante una performantissima partita di tennis con mio marito, giocata con le palle mosce (quelle da tennis che usano i bambini, mio marito non c’entra) le scarpe da 12€ e la racchetta basic di Decathlon da 25€ (i tennisti del circolo venivano a vedere le nostre partite per ridere alle nostre spalle, per dire), dopo 45’ di gioco (quindi bella riscaldata), mi chino a raccogliere una pallina da tennis e lì rimango. Piegata in due, come uno Startac Motorola (se non sai cosa sia, shame on you, sei troppo giovane).
“Cristianoooooo” urlo disperata senza poter né sedermi né alzarmi (né scendere né salire, stessa sensazione di terrore).
Riesco in qualche modo a farmi la doccia, a salire in macchina, a farmi trasportare a casa piangendo di dolore. Per n motivi differenti non potevo prendere medicinali, quindi non avevo neanche il conforto della combo muscoril+voltaren che tante schiene ha salvato e salva tutt’ora.
Dopo due settimane di sofferenza, arriva l’infausta diagnosi: due belle protrusioni in L4-L5 e L5 e S1. Un grande classico. E quindi? E quindi ‘sti cavoli, in fondo sono giovane e atletica, passato il dolore si ricomincia a fare sport come prima, ad andare in moto a Roma, a prendere freddo, a correre anche, ma sì, cominciamo ad allenarci per la mezza maratona!
Ma il ginocchio si bloccava e faceva male, altra risonanza, altra diagnosi fastidiosetta: menisco rotto, condropatia severa, versamento, ecc ecc, vabbè operiamo. “Devo proprio?” chiedo con gli occhi da cerbiatta all’ortopedico, e lui mi risponde che sì, non solo più aspetto e peggio è, ma è il caso che smetto di fare tutte quelle attività che tanto mi piacevano, tutte quelle che prevedevano saltelli, ma anche rotazione delle ginocchia (“cioè Dottore, mi sta dicendo che neanche posso nuotare a rana?? E adesso che faccio?”).
Mentre ero in convalescenza post meniscectomia, anche il mio collo ha pensato bene di cedere di schianto: il dolore diffuso alla spalla era tale che sono corsa a fare l’ennesima risonanza e ovviamente l’esito non poteva essere che uno solo: protrusioni a C4-C5, C5-C6 E C6-C7.
L’ortopedico, serafico: “Signora, lei ha il fisico di una settantenne”. “Grazie Dotto’, ma quindi ora?”.
La prima cosa che ti suggeriscono gli ortopedici è la fisioterapia, la ginnastica posturale, ma per una che aveva passato tutta la vita a fare ogni tipo di sport, dalla ginnastica artistica alla kick boxing, la prospettiva di fare ginnastica posturale era francamente deprimente. La fortuna ha voluto che sulla mia strada si presentasse una delle persone che mi ha cambiato la vita: quella che poi sarebbe diventata la mia insegnante di Pilates e successivamente mia amica. Una matta scatenata (scusa Manu, ma lo sei) con una passione immensa per la sua professione e la capacità di rendere divertente una pratica che prima di conoscere lei pensavo fosse una roba per vecchietti, noiosa e inefficace. Et voilà, quanto è frequente che la vita ci sbatta in faccia i nostri giudizi affrettati nel modo più umiliante? Quello che non solo ti fa capire che hai sbagliato ma che lo hai fatto in modo epocale, un po’ come quando pensi che sudare faccia dimagrire e invece scopri che il peso perso lo reintegri con una tisana.
Vabbè ma il pilates che c’entra con lo yoga? Giuro che ci sto arrivando… Intanto per me è stato un cambio di passo. Ho capito che per allenarmi non avevo bisogno di massacrarmi di lavoro cardio ad alto impatto ma che potevo sfruttare un tipo di pratica più lenta, più profonda e incredibilmente efficace (uso questo avverbio perché io non ci credevo proprio). Ho cominciato a sentirmi bene, ad avere una postura migliore, ho perso peso.
Poi è comparsa una insegnante di yoga (gli eventi che ti cambiano la vita funzionano così, si palesano senza preavviso) giovane e appassionata che insegnava con la grazia di una farfalla e la forza di un marine. Ho scoperto che lo yoga non era lo stretching pallosissimo che avevo provato anni prima e che invece di rilassarmi mi innervosiva, ma che la pratica yoga poteva anche essere dinamica, divertente e allenante. Mi scaricava e poi mi alleggeriva. Mi lasciava il corpo stanco e soddisfatto, la mente vuota e il sorriso sul volto. Avevo scoperto il Vinyasa. Ma questo lo racconto in un’altra storia…
Non so esprimere in alcun modo la bellezza delle sensazioni che ha scatenato in me, ma posso dire che mi ha generato l’urgenza di imparare questa disciplina per avere il privilegio, un giorno, di insegnarla. Ed ecco perché sono qui adesso, a studiare ancora, ad insegnare, a sperimentare. Con la consapevolezza che parte della sua bellezza è collegata al benessere che genera e che produce in chi lo pratica e in chi lo insegna.
